Viola, io vengo in chiesa aposta fatta,
perché si sappia che ti porto amore;
e nel tener la capocchia in giù guatta,
ti riconosco in tra l’altre a l’odore:
perché il tuo fiato, che sa d’ambra gatta,
subito sbuca a strapanarmi il core;
ma l’incenso di lui, che m’inbriaca,
un basciuzzo vorria per otriaca.