Signor Cosimo duca di Fiorenza e per grazia e per merito e per sorte, bascio le mani di vostra eccelenza; la qual forse mi vole un mal di morte,
tutta via parendole che io badi più a l'altrui che a la sua corte. Volesse Giesù Cristo, padron mio, che nel modo che sète nel mio core
ci fusse il nome di Domenedio, ché in ciel andrei gratis et amore come andrà in paradiso, gratia Dei, quel uom da bene di Nostro Signore.
Così rifrusti i monsignor plebei un morbarello a cavallo a cavallo, come ve ho dedicato i fatti mei. Certo io vi son per fortuna vassallo,
e per volontà schiavo; e questo è noto come costì la Porta di San Gallo. Io odio Michelagniol Bonaruoto perché non caccia i pretacci al bordello,
faccendovi di sé debito voto. Doverebbe uno spirto come quello far miracoli in voi, che simigliate la signoria de l'angel Gabriello:
con la fronte le turbe rallegrate, come l'atristan certi ceffi grisgi proprio subietti da sfatar le fate. S'avesse a trasformar Malagigi
in piattola, in zecca et in zanzara, la cera pigliaria di Pierluigi. Non favello del duca di Ferrara che a la presenza sua diminutiva
la grandezza de l'animo ripara. Il re di Francia ha viso d'una diva, per ser Cupido il nostro imperatore, et il papa una vita transitiva.
È qualche dì ch'io non viddi signore che non avesse l'aria e le fattezze di birro, di mugnaio e di pistore; salvo l'esterne e l'interne bellezze
del mio marchese del Vasto da bene, che mi fa ogni dì mille carezze. Or perché ognuno a proposito viene quando vòl raccontar qualche sciagura,
se già non è un cervel da catene. Dico ch'il ciel, le stelle e la natura, per isfregiare i principi graziani vi fer con una gran manifattura.
Perciò gli andari vostri muy galani lodabilmente tengono a stecchetto e la brachetta e la lingua e le mani. Voi aprite la bocca con rispetto,
né impregnate al prossimo le figlie dandogli poi d'un pugnale nel petto; Voi non rubbate le ricche famiglie, né vi piace di por guinzagli a i buoni,
né d'alentar a i cattivi le briglie; voi fate corte le cavillazioni de la giustizia longhissima, dando torto a i torti e ragione a le ragioni.
Vivete adunque felice regnando da che la robba, l'onore e la vita gite a i sudditi vostri conservando; ma per esser la cosa inaudita,
i Piagnoni tra lor vanno dicendo che ci fate una brava riuscita. Per Dio ver, ch'io ascolto godendo il bene che ciascun dice di voi
e lo desino, il ceno e lo merendo; né imbriaca il mio cor gli spirti suoi, et ei ne ha quel piacer col qual biscanta il villanel che ha ritrovati i buoi.
In cotal mezzo mona Fama pianta a gli altri gran maestri un porro dietro, vantando sol la vostra vita santa; ella vi dà il titol di discreto
di savio, di gentile e di cortese, di pio di liberal, di mansueto; e di poi giura per ogni paese che al vostro nome, fin che dura il mondo,
vole meritamente far le spese. Permette Cristo a Cosimo secondo, per che Dio teme, il viver quanto brama così bel, così bianco e così biondo.
Consente ancor che la inclita Madama, lampana, torcia, fiaccola e lucerna di Spagna, di Toscana e di chi vi ama, di voi procrei con grazia superna
il tremendo e magnanimo Giovanni, simulacro di gloria sempiterna. Son l'armi sue gli scettri e gli scanni de la Casa de' medici divina
che il senno in lucco è come un barbagianni. Ma perciò che saria la mia rovina, se voi lodando me dimenticassi io vengo via a mettermi in dozzina,
con dir che qui non si mangiano i sassi, né si veste di carta fabriana, e non s'alloggia di fuora ne i chiassi. S'io fussi sogno e fantasima vana,
over cameleonte spirituale tre lire farian la settimana; ma essendo io un pazzacon morale e nato per purgare i miei peccati,
con animo di re nello spedale, quei cento scudi nuovi e profumati che l'altro dì mi mandaste a donare, furno un piatto di micca a venti frati.
Duca voi fate altrui trasecolare, non col non farmi un rilevato bene, ma col non darmi del pan da mangiare. Apresso a me una vostra si tiene
che dice: «Io ti vo' dar ciò che ti diede mio padre già, come destro mi viene». Egli che meco per la sua mercede non aveva spartita cosa alcuna,
quale informar se ne può chi nol crede, sotto Milan dieci volte, non ch'una, mi disse: «Pietro se di questa guerra mi scampa Iddio e la buona fortuna,
ti voglio impatronir de la tua terra»; ma piace al destin ladro ch'io pur sia povero e vecchio, et ei morto e sotterra. Oltra di ciò la signora Maria,
splendor del grado u' le virtù l'han posta, non riconosce più la fede mia. Che ella abbia molti disturbi mi consta, perché chi regge un dominio sì degno
non può mangiar né dormir a sua posta. Pur il mostrarmi un caritevol segno né più né meno la disconciarebbe che quel che presta a usura in sul pegno.
Dicon gli amici che far lo doverebbe, ma quando sia che non ci pigli sesto mi appellerò al marito ch'ella ebbe. Tra i cardinali saria disonesto
il mio avere fino a l'olio santo, al tener lo sperare a pollo pesto. Signor mio dolce l'amor passa il guanto, però trapeli al vostro intendimento
la lealtà del mio servir cotanto. Quanti scannapagnotte a tradimento isguazzono ciò che hanno i padron loro, et io da voi una miseria stento.
E di qui vien che non servo il decoro de la mia devozion, né vi intertengo come ch'io faccio costoro e coloro. Facilissimamente mi ritengo
quando fo, quando orino e quando tosso, et anco quando vado e quando vengo. Ma quasi quasi che tacer non posso il vedermi trattar da' scoppiettieri,
et in vostro servigio me ne arrosso. Se date agli strozzieri e ai canattieri vittu e vestitu, e la provisione a questo e quello errante cavalieri,
devete aver di me compassione, che per esser in uggio a l'avarizia mi mangion l'ossa un monte di persone. Ma s'io vivacchio quando è la divizia,
che debbo fare or che la carestia strascina tutta Italia a la giustizia? Ho pegno a quei che aspettano il Messia, omnia bona, e 'n publico e 'n privato
sto come vole il mio duca ch'io stia. Or voi potreste dir: «Tu hai fondato ne i casi miei ogni tua contentezza, poi in me speri come in un prelato».
Perdonate signore a la vecchiezza, la qual difficilmente si confida nel trascurato de la giovenezza. L'età sbarbata va presa a le grida
non de la gran virtù ma del sollazzo, et ha caro che intorno se le rida; ella veste un buffon, dona a un pazzo, et in quella baiaccia si trastulla,
che si tira drieto il populazzo. Onde la occasion, mentre le frulla si sforza di grappare quel tosto tosto, che alora alora si risolve in nulla.
Padron se bene ho due parole esposto circa la verde età, non tasso miga la prudenzia di chi sète composto. A lei che sa gir ritto senza riga,
il grillo giovanil bizzarro e duro non è per dar giamai punto di briga. Garzone illustre anzi colombo puro, per tutto è manifesto che voi sète
di corpo acerbo e d'animo maturo. Per la qual cosa non sopportarete che mi assassini sei mesi a la fila la stizza, il freddo la fame e la sete.
Se a questi tempi ogni puttana fila, di sgomentarsi le Muse han ragione, poi che drietogli alcun non se gli sfila. Or nel venirne la conclusione,
ponga mente a la mia grande speranza la grandissima vostra discrezione, ché amicizia non fu mai fratellanza quella ch'ebbi col vostro Genitore,
di propria man di voi n'ho la quetanza. So ben ch'io gli era inutil servitore, ma piacque a la bontà che vi fa tale scrivermi ciò per rallegrarmi il core.
Che vi par de la lettra imperiale, che già mandovi la sua Maestade perché voi mi tenesse in su le gale? Finaliter la vostra umanitade
facci ora sì che non l'esca di mente la mia straordinaria povertade. Di Vinezia rifugio d'ogni gente, nel mese di novembre a' giorni doi,
l'anno affamato tropo bestialmente, Pietro Aretino servo de i servi di voi.
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