Giocai, Viola, un dì fa a la morra
con quel murlon di Togno Pastronaca;
vensi, doppo di lui, Canecchio Sorra,
non lasciando un pistacchio a Toccio Braca;
spulai, presso costor, Malocchio Borra
e fei del resto a Lombrico Sconcaca:
tal che a la mano mi artrovo un tresoro,
e sono al tuo piacer, visin mio d’oro.