Poi che degno non son di laudarvi, ringrazio il cielo, o Imperator modesto, ch'a i dì miei ha voluto procrearvi. Pensa in tanto il pensier, nel qual mi aresto,
ciò che io farei non essendo or ch'io sono, nascendo voi o più tardi o più presto. Se inanzi a me v'aveva la terra in dono, con ansia estrema invidiava quelli
nati al tempo d'un prencipe sì buono; se doppo ben potea nominar felli gli ottimi influssi, qual m'avesser posto ne la prescrizzion de i lor ribelli.
Ma poi che questo e quel non s'è opposto tra 'l futuro e 'l passato in danno mio, il titol di felice hommi preposto. È officio il dir ciò d'officio pio,
però che in Duce e in Nume salutare vi ha dato a noi l'alta bontà di Dio. Le vostre giuste intenzioni chiare fanvi ne i casi del cristiano zelo
senza simil, senz'ugual e senza pare. O scudo de i credenti in l'Evangelo, santo è lo sdegno che 'l petto v'infesta, santa la causa che in man ponvi il telo.
Se volontà fusse in voi meno onesta, men fervor in la fé, men conscienza e men quel poco creder che ci resta, ch'altro saremmo noi ch'una semenza
di crudeltà, d'ignominie e di errori, qua d'amor privi e là di riverenza? Certo che i vostri bellici terrori, oltre il distorre altrui da quei peccati,
che provocon di Dio l'ire e i furori, annulleran gli orgogli dispietati del profano Rettor de l'Oriente, da l'ignavia di lui anco annullati.
Guida Satan la sua perversa gente, move Iesù il vostro inclito stuolo, che come quel temerario è prudente. In questo dice confusa dal duolo
(toltone voi) l'umil Religione: «Tra tanti figli non trovo un figliuolo». L'innocenzia di lei più non dispone, le verità del suo rito sincero
tengonla in piè l'opere vostre bone. Il divin culto testimone intero d'ogni cuor fido e d'ogni mente pura, tanto è finto in altrui quanto in voi vero.
Ma che più bella e più lodata cura potea Carlo pigliare e più dovuta a noi, a sé, a Dio, a la natura? Colui che gli astri in cielo affigge e muta,
gli assegna in premio una vita che tale altr'uom da che fu l'uom non ha vivuta. Vole Iddio che lo spirito vitale venti lustri di Cesare si amanti,
di Cesare immortal più che mortale. Ei punisce i superbi e i suplicanti co 'l giogo e co 'l perdon, tal laude dando al grande Iddio de i Dei, santo de i santi.
Egli de i rei pon le nequizie in bando, ei trae i buoni fuor de i vilipendi, né indugia a la lor pace il come o il quando. Fa co 'l guardo tremare i cor tremendi,
e dove gira l'intrepido ciglio stupidi fansi gli uomini stupendi. Che siate tale io non mi maraviglio, maraviglia avrei ben se tal non foste
tale è in voi e l'ordine e 'l consiglio; onde l'alme virtù da Dio riposte nel sacro erario del Cesareo ingegno, più al ben d'altri che al suo proprio esposte.
Per mezzo del vostro animo sì degno a duo re, l'un prigion l'altro mendico, isponte dier la libertade e il regno. Barbaria testimonia il ver ch'io dico,
la magnanimità sallo, che infusa vi tien ne l'alma ogni pianeta amico. Per sì nova mercé grida ogni musa con somma gloria de la gloria vostra,
atto più da lodar quanto men s'usa; tal che pregio saria de l'età nostra s'ella in manna cangiasse quel veneno che la comune invidia or vi dimostra.
Coloro che vorrien metter il freno a voi, che raffrenate i moti a l'ire che avampano ogni mente et ogni seno, cerchin di superarvi in quel ardire
che liberò a Tunisi in un punto cotanto stuol da le catena dire. Poscia di venerar piglino assunto l'esterminio d'Algieri, u' non fu mai
Cesar da Cesar in Cesar disgiunto. Né l'altre pugne di eserciti assai vi fur contra i metalli e i ferri ardenti, come tu Marte e tu Bellona sai.
Vi assalir ivi tutti gli elementi: il caso, il fato, la sorte, il destino, gli augurii, i prodigii et i portenti, l'aspro del verno, lo stran del confino,
la miseria del pan, l'orror del fatto, lo sperar lungi e 'l disperar vicino. Ma in tal momento, in tal cosa, in tal atto voi stesso in tutti fermaste talmente,
che tornò fiero il campo sterrefatto; onde il furor del sinistro repente, da l'ombra del cor vostro ispaventato, restar prigion del proprio suo frangente.
E così l'infortunio d'ire armato, mentre volse con turbide insolenze farvi infelice vi fece beato. Desista dunque da le sue sentenze
l'empio livore e tacito tra noi le vostre adori supreme eccellenze. Poi tenti in la pietà d'imitar voi, che or Tremisene e già Francesco Sforza
grata investì de i patrimoni suoi; ne la prudenzia, con cui fate forza a le maligne inique stelle dure, sforzando il ciel ch'ogni vivente sforza;
ne la religion, le quali cure translate avete in l'indico emispero, dato a l'ecclesiastiche culture; ne la costanzia, che il petto severo
vi mantien sì che l'universa mole non è sì ferma nel suo perno intero; ne la modestia, che lodi più sole davvi la sua benignità perfetta,
che quanti gesti ha mai veduti il sole; in cotali arti ogni nimica setta dovria con pronto istudio esercitarsi, lasciando a voi quel ch'a voi sol s'aspetta.
Voi Cesar sète, e chi puote appressarsi al segno che trapassa le vostr'ale può anco in voi devin deificarsi. Cosa non è in voi o tale o quale,
senza nessun paragone vedianvi, né movete atto che non sia fatale. Le superne influenze onore fanvi, et i segni celesti ignoti e conti
per loro oggetto e per loro idol hanvi. Però volgete le serene fronti de i pensieri catolici u' bisogna che i presidi di voi sien fermi e pronti.
Ciascuno, eccetto Cesar serva agogna l'alma cristianitade; ogn'altro sire se vegghia il suo fin vuol, se dorme il sogna. Sol voi tali onte aborrite d'udire
come in Cristo cristiano, e confondete chi la sa più spregiar che reverire. Voi in grado, lor malgrado, la tenete salvando in lei sue degnitadi gravi,
perché al merto, a la fede e a Dio vivete, schernendo l'armi; i cavalli e le navi, i tesor gli apparati e il minacciare di chi gli arbitrii altrui suol far ischiavi.
Calchin pur il terren, fendino il mare le nefande e le vili turbe esterne che sanno meglio fuggir che affrontare, ché qualunche se sia occhio discerne
caso che ancor non si è letto né scritto ne le croniche antiche o in le moderne; peroché quei che disperso e sconfitto credonvi aver co 'l numer loro immenso,
nel tener vinto voi vi fanno invitto. Ben si aveggon color che han qualche senso, che a domar voi non bastano i monarchi ch'al mondo tutto fan pagar il censo;
sì che quei che di rabbia e d'odio carchi, conculcar vi vorrien con gare infide, vi sono in vece di colossi e d'archi. In cotal mentre Iddio sommo, che arride
a le imprese di voi, gli annunzia il fine che i nemici di lui spegne e conquide. Ecco le genti eccelse e pelegrine nel mirar voi scorgonvi a i Turchi immondi
perpetuo specchio de le lor rovine. Sì come cieli ci fussero mondi, sarien costretti a sperare e temere gli esiti vostri di glorie fecondi.
Guardinsi dunque le genie austere, che ne le cause e ne le occasioni sono non meno efferate che fere. Gli sdegni d'Austria hanno in sé più ragioni
che quante n'ebbe ne' tempi vetusti la gran madre de i Bruti e de i Catoni. Furon gentili i Cesari Augusti e voi fedele Augusto Cesar sète
pio in lo spirto, essi nel senso giusti. Però le sorti lor dietro traete a le virtù di voi solenni e dive, che mertano altro che obelisci e mete.
L'opre di tali si mantengon vive quanto a la lode ch'ebbero assolute, per ch'ognor fur d'ogni viltade schive. Ma le milizie vostre ricevute
son dove si registran le facende in servigio di Cristo risolute. Già si nota la Chiesa in le calende che rinovan le sacre de i beati
che riveriamo ne le lor vicende. Già di voi sono i fatti celebrati come quei di colui che in cielo affisse i pianeti mai più non affissati.
E quale il nome scolpito si scrisse di queste e quelle persone famose in quelle e in queste alte colonne fisse, ne le empiree loggie gloriose
in caratter de Dio di stelle cinto, impresso in note più che luminose, con gaudio ver del celeste procinto Vertudi, Potestadi, Angeli et alme
leggeranno in lor lingua CARLO quinto. Le vostre intanto militari salme in voi da voi per voi racquisteranno le d'altrui perse de la fede palme;
tal che i tempi, gli altari e i lumi avranno come di Dio reliquie, e in nova gloria de i triomfanti eroi triomferanno. Per la qual cosa ogni antica memoria
inchinerà a la vostra aurea fama, che or fa di voi con la sua tromba istoria. E mentre famigliar di Dio vi chiama con suon che intona al globo de la luna,
trema chi vi odia et ardisce chi vi ama. Ma i nomi non avran più vita alcuna perch'ogni spirto del viver secondo concede al vostro il ferro e la fortuna.
Benché al largo, a l'alto et al profondo merto illustre di lui par c'oggi sia poco il ciel, poco il centro e poco il mondo; e senza che ricordo alcun ne dia
comentario o annal altero e solo al novissimo dì come ora fia. Suo privilegio è il gir da polo a polo, onde tutti gli inchiostri imparar denno
a far volare altrui dietro al suo volo. Ammiri intanto il valor vostro e il senno ogni miracoloso alto intelletto, né di celebrar voi facci altro cenno,
ché non lice a nessun nato e concetto di carne e d'ossa e di latte nutrito di entrare in sì mirabile suggetto. Cerca al ciel tòrre ogni moto espedito,
l'imo al sommo aguagliar l'atto a l'idea e prescrivere il fine a l'infinito. Colui che volontà nel pensier crea, ch'osi cantar di voi, predestinato
a ornarvi il crin de la corona ebrea. Voi sète onor dal ciel dato, e ne la vostra carità sincera diletto a Dio, da gli uomini invocato
l'Imperatore ch'ogni imperante impera, e sì fatto per ch'anco non si è visto bontade umana maggior né più vera. Onde alzarete dopo il santo acquisto
la imagin pia de l'oltraggiata fede dinanzi al sasso u' fu sepolto Cristo. Né solo in far l'orientali prede in onore del padre omnipotente
faravvi eterno de la lode erede, ma ogni piaga di vario accidente che in ciò facesse a voi l'animo esangue, di età in età, di gente in gente,
versarà chiara più gloria che sangue.
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