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1342–1378

I

Piero degli Albizzi

A qualunque animal che vive in terra è concesso da Dio per natura seguire alcuna cosa altra al comun desio,

per la quale il pensier s'adagia e posa e fuor di sé ogn'altra cura serra. L'uccel rapace in guerra si diletta e nutrica;

la picciola formica, per conservar la sua povera vita, nel vago e dolce tempo s'afatica; la natura del veltro lui invita

a seguir lepri, cavriuoli e cerbi, né cotal voglia in lui mai è finita, benché spesso si spolpi e si disnervi. A l'uomo è conceduta la ragione,

per la qual si diparte dalla natura degli altri animali. Chi quella pon da parte e dassi a seguitare e vizî mali,

d'essere uom rimuove la cagione. Quanto mala pigione è quella di coloro, che solo in far tesoro,

in voluttà e pompe sono attenti, lasciando quel che la ragion dà loro! Ragion ci mena e guida co' suo venti a seguitar virtù, per lo qual bene

i vizî tutti in noi son morti e spenti, sempre crescendo di gloria la spene. Tutti color ch'adirizzan lor vita in ricchezze mondane,

sanza cercar che cosa sia virtute, fanno lor voglie vane, non intendendo qual sia lor salute, né 'n qual cammin la natura gli 'nvita.

Essa, gridando — Aita! —, spesse volte ci chiama, come quella che brama ognora el nostro bene; ma noi sciocchi,

sempre fuggendo Quel che più ci ama, nel più aspro sentier voltiam più gli occhi: però saggio è colui che si provede di buono schermo, innanzi ch'a lui tocchi

el colpo di Colui ch'è ferma fede. La volontà malvagia, che sommette quasi d'ognun le forze, benché de' saggi men più degli sciocchi,

di noi solo le scorze lascia, rodendol dentro; e noi, degli occhi orbi, ignoriamo. Ahi, quanto mal ci mette! Non sia verun che nette

speri suo vane voglie esser, d'amore doglie. Questa con donne e con dolce vivande ci aletta, e to' di liberta' le spoglie

a qualunque lei segue. Ahi, quanto è grande l'ignoranza che regna infra' mortali: lasciare il ben che 'nnanzi a noi si spande, per seguir nostre voluttà bestiali!

Quella malvagia lupa, che più fame ha quanto più si pasce, con suo lusinghe in gran ruina mena qual uomo al mondo nasce

atto a seguirla, e con crudel catena lo stringe e tira alle sua voglie brame. Non più di color grame son quell'alme appenate,

le qua' sempre assetate, veggendosi da presso le chiar'acque, e del gustare son sempre private. O misero colui a chi più piacque

lasciar virtù per acquistar tesoro, e 'n cui l'ardente sete mai non tacque, sempre apetendo più quant'ha più oro! Ecco la pompa ancor, che ci dimostra,

con suo false ragioni, noi valer tanto quanto siàn prezzati; da varie openïoni dell'ignorante volgo impazzati,

ci fa fuggir beatitudo nostra. Alcun suo tempo in giostra consuma e 'n farsi ornato per esser nominato

dagli altri il più valente o 'l più giulivo. Alcun, benché nol vaglia, fia inclinato a voler che ciascun, pur ricco e privo, l'onori e segua come suo signore.

Per Dio, lasciam le pompe, e Quel che vivo fa sempre altrui seguiàn con fermo core! Canzon mia, benché nuda sie di vaghi ornamenti,

non vo' che tu paventi, ma va' sicuramente in ciascun loco, gridando ad alta voce: — State attenti sempre a fuggir de' vizî el tristo gioco!

Ciascun si volga a seguitar virtute la qual chi segue, sé dell'aspro foco trae e conduce a porto di salute! —

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