Sì come Cerer, la Dea de le biave,
Cercando andava per castelli e ville
La sua figliuola che tra fior rapille
Pluto guardian de le dolente chiave,
Così cercato ho le rime soave
Passando col pensier più là che 'l ville
Col digiunar talor sino a le squille,
Per far che del tuo priego me desgrave.
Tu dì che già provasti la radice
Di colui, perché mal nega Cassandra,
Poi tornasti in sdegnosa e leta vice.
E altro è mo che aprì con Alessandra
Sarebbe da regnare in paradice,
Se credi a me, che tardi è a Leandra.
Ché per soffrire, onor s'acquista e regno,
E morte per superbia e per disdegno.