Al tempo che rinova i mie' sospiri per la dolce memoria di quel giorno che fu principio a sí lunghi martiri, già il Sole al Toro l'uno e l'altro corno
scaldava, e la fanciulla di Titone correa gelata al suo usato soggiorno. Amor, gli sdegni e 'l pianto, e la stagione ricondotto m'aveano al chiuso loco
ov'ogni fascio il cor lasso ripone. Ivi fra l'erbe, già del pianger fioco, vinto dal sonno, vidi una gran luce, e dentro assai dolor con breve gioco.
Vidi un vittorioso e sommo duce, pur com'un di color che 'n Campidoglio triumfal carro a gran gloria conduce. I' che gioir di tal vista non soglio
per lo secol noioso in ch'i' mi trovo, vòto d'ogni valor, pien d'ogn'orgoglio, l'abito in vista sí leggiadro e novo mirai, alzando gli occhi gravi e stanchi,
ch'altro diletto che 'nparar non provo: quattro destrier vie piú che neve bianchi, sovr'un carro di foco un garzon crudo con arco in man e con saette a' fianchi;
nulla temea, però non maglia o scudo, ma sugli omeri avea sol due grand'ali di color mille, tutto l 'altro ignudo; d'intorno innumerabili mortali,
parte presi in battaglia, e parte occisi, parte feriti di pungenti strali. Vago d'udir novelle, oltra mi misi tanto ch'io fui in esser di quegli uno
che per sua man di vita eran divisi. Allor mi strinsi a remirar s'alcuno riconoscessi ne la folta schiera del re non mai di lagrime digiuno:
nesun vi riconobbi; e s'alcun v'era di mia notizia, avea cangiata vista per morte o per pregion crudele e fera. Un'ombra alquanto men che l'altre trista
mi venne incontra e mi chiamò per nome, dicendo: — Or questo per amar s'acquista! — Ond'io meravigliando dissi: — Or come conosci me, ch'io te non riconosca? —
Et e': — Questo m'aven per l'aspre some de' legami ch'io porto, e l'aer fosca contende agli occhi tuoi; ma vero amico ti son e teco nacqui in terra tosca. —
Le sue parole e 'l ragionare antico scoverson quel che 'l viso mi celava; e cosí n'assidemmo in loco aprico. E' cominciò: — Gran tempo è ch'io pensava
vederti qui fra noi, ché da' primi anni tal presagio di te tua vita dava. — — E' fu ben ver, ma gli amorosi affanni mi spaventâr sí ch'io lasciai la 'mpresa;
ma squarciati ne porto il petto e' panni. — Così diss'io; et e', quando ebbe intesa la mia risposta, sorridendo disse: — Oh, figliuol mio, qual per te fiamma è accesa! —
Io no' l'intesi allor; ma or sí fisse sue parole mi trovo entro la testa, che mai piú saldo in marmo non si scrisse. E per la nova età, ch'ardita e presta
fa la mente e la lingua, il demandai: — Dimmi, per cortesia, che gente è questa? — — Di qui a poco tempo tel saprai per te stesso — rispose — e sarai d'elli,
tal per te nodo fassi, e tu no 'l sai; e prima cangerai vólto e capelli, che 'l nodo di ch'io parlo si discioglia dal collo e da' tuo' piedi anco rebelli.
Ma per empier la tua giovenil voglia, dirò di noi, e 'n prima del maggiore, che cosí vita e libertà ne spoglia. Questi è colui che 'l mondo chiama Amore;
amaro, come vedi, e vedrai meglio quando fia tuo com'è nostro signore; giovencel mansueto, e fiero veglio: ben sa chi 'l prova, e fíate cosa piana
anzi mill'anni; in fin ad or ti sveglio. Ei nacque d'ozio e di lascivia umana, nudrito di penser dolci soavi, fatto signore e dio da gente vana.
Qual è morto da lui, qual con piú gravi leggi mena sua vita aspra et acerba sotto mille catene e mille chiavi. Quel che 'n sí signorile et sí superba
vista vien primo è Cesar, che 'n Egitto Cleopatra legò tra' fiori e l'erba. Or di lui si triumfa, et è ben dritto, s'e' vinse 'l mondo, et altri ha vinto lui,
che del suo vincitor sia gloria il vitto. L'altro è suo figlio, e pure amò costui piú giustamente: egli è Cesare Augusto, che Livia sua, pregando, tolse altrui.
Neron è il terzo, dispietato e 'ngiusto; vedilo andar pien d'ira e di disdegno: femina il vinse, e par tanto robusto. Vedi il bon Marco d'ogni laude degno,
pien di filosofia la lingua e 'l petto, ma pur Faustina il fa qui star a segno. Que' duo pien di paura e di sospetto, l'uno è Dionisio e l'altr'è Alessandro:
ma quel di suo temer ha degno effetto. L'altro è colui che pianse sotto Antandro la morte di Creusa, e 'l suo amor tolse a que' che 'l suo figliuol tolse ad Evandro.
Udito hai ragionar d'un che non volse consentir al furor de la matrigna, e da suoi preghi per fuggir si sciolse; ma quella intenzion casta e benigna
l'occise, sí l'amore in odio torse Fedra, amante terribile e maligna. Et ella ne morío; vendetta forse d'Ipolito e di Teseo e d'Adrianna,
ch'a morte, tu 'l sai bene, amando corse. Tal biasma altrui che se stesso condanna; ché, chi prende diletto di far frode, non si de' lamentar s'altri lo 'nganna.
Vedi 'l famoso, con sua tanta lode, preso menar tra due sorelle morte: l'una di lui et ei de l'altra gode. Colui ch'è seco è quel possente e forte
Ercole, ch'Amor prese, e l'altro è Achille, ch'ebbe in suo amar assai dogliose sorte. Quello è Demofoon, e quella è Fille, quello è Giasone e quell'altra è Medea,
ch'Amor e lui seguío per tante ville. E quanto al padre et al fratel piú rea tanto al suo amante è piú turbata e fella, ché del suo amor piú degna esser credea.
Isifile vien poi, e duolsi anch'ella del barbarico amor che 'l suo l'ha tolto. Poi vèn colei c'ha il titol d'esser bella; seco è 'l pastor che male il suo bel vólto
mirò sí fiso, ond'uscir gran tempeste, e funne il mondo sottosopra vòlto. Odi poi lamentar fra l'altre meste Enone di París, e Menelao
d'Elena, et Ermion chiamare Oreste, e Laodomia il suo Protesilao, et Argia Polinice, assai piú fida che l'avara mogliera d'Amfiarao.
Odi 'l pianto e i sospiri, odi le strida de le misere accese che li spirti rendero a lui che 'n tal modo gli guida. Non poría mai di tutti il nome dirti,
ché non uomini pur, ma dèi gran parte empion del bosco e de gli ombrosi mirti. Vedi Venere bella, e con lei Marte cinto di ferro i pie', le braccia e 'l collo,
e Plutone e Proserpina in disparte. Vedi Iunon gelosa, e 'l biondo Apollo, che solea disprezzar l'etate e l'arco che gli diede in Tesaglia poi tal crollo.
Che debb'io dire? In un passo men varco: tutti son qui in pregion gli dèi di Varro, e di lacciuoli innumerabil carco vèn catenato Giove innanzi al carro. —
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