Quella leggiadra e gloriosa donna ch'è oggi ignudo spirto e poca terra e fu già di valore alta colonna, tornava con onor da la sua guerra,
allegra, avendo vinto il gran nemico che con suo' ingegni tutto il mondo atterra, non con altre arme che col cor pudico e d'un bel viso e de' pensieri schivi,
d'un parlar saggio e d'onestate amico. Era miracol novo a veder ivi rotte l'arme d'Amore, arco e saette, e tal morti da lui, tal presi e vivi.
La bella donna e le compagne elette tornando da la nobile vittoria, in un bel drappelletto ivan ristrette: poche eran, perché rara è vera gloria,
ma ciascuna per sé parea ben degna di poema chiarissimo e d'istoria. Era la lor vittoriosa insegna in campo verde un candido ermellino,
ch'oro fino e topazi al collo tegna. Non uman veramente, ma divino lor andare era, e lor sante parole: beato s'è qual nasce a tal destino!
Stelle chiare pareano, in mezzo un sole che tutte ornava e non togliea lor vista, di rose incoronate e di viole. E come gentil cor onore acquista,
cosí venía quella brigata allegra, quando vidi una insegna oscura e trista; et una donna involta in veste negra, con un furor qual io non so se mai
al tempo de' giganti fusse a Flegra, si mosse, e disse: — O tu, donna, che vai di gioventute e di bellezze altera, e di tua vita il termine non sai,
io son colei che sí importuna e fera chiamata son da voi, e sorda e cieca gente a cui si fa notte inanzi sera. Io ho condutto al fin la gente greca
e la troiana, a l'ultimo i romani, con la mia spada, la qual punge e seca, e popoli altri barbareschi e strani; e giugnendo quand'altri non m'aspetta,
ho interrotti infiniti penser vani. Ora a voi, quando il viver piú diletta, drizzo il mio corso, inanzi che Fortuna nel vostro dolce qualche amaro metta. —
— In costor non hai tu ragione alcuna, et in me poca; solo in questa spoglia — rispose quella che fu nel mondo una. — Altri so che n'avrà piú di me doglia,
la cui salute dal mio viver pende; a me fia grazia che di qui mi scioglia. — Qual è chi 'n cosa nova gli occhi intende e vede ond'al principio non s'accorse,
di che or si meraviglia e si riprende, tal si fe' quella fera; e poi che 'n forse fu stata un poco: — Ben le riconosco — disse — e so quando 'l mio dente le morse. —
Poi, col ciglio men torbido e men fosco, disse: — Tu, che la bella schiera guidi, pur non sentisti mai del mio tosco: se del consiglio mio punto ti fidi,
che sforzar posso, egli è pure il migliore fuggir vecchiezza e suoi molti fastidi; io son disposta a farti un tale onore qual altrui far non soglio, e che tu passi
senza paura e senz'alcun dolore. — — Come piace al Signor che 'n cielo stassi, et indi regge e tempra l'universo, farai di me quel che de gli altri fassi. —
Cosí rispose; et ecco da traverso piena di morti tutta la campagna, che comprender no 'l pò prosa né verso: da India, dal Cataio, Marrocco e Spagna
el mezzo avea già pieno e le pendici per molti tempi quella turba magna. Ivi eran quei che fur detti felici, pontefici, regnanti, imperadori;
or sono ignudi, miseri e mendici. U' sono or le richezza? u' son gli onori? e le gemme e gli scettri e le corone, e le mitre e i purpurei colori?
Miser chi speme in cosa mortal pone (ma chi non ve la pone?) e se si trova a la fine ingannato, è ben ragione. O ciechi, el tanto affaticar che giova?
Tutti tornate a la gran madre antica, e 'l vostro nome a pena si ritrova. Pur de le mill'è un'utile fatica, che non sian tutte vanità palesi?
Chi intende a' vostri studii, sí mel dica. Che vale a soggiogar gli altrui paesi e tributarie far le genti strane co gli animi al suo danno sempre accesi?
Dopo le 'mprese perigliose e vane, e col sangue acquistar terre e tesoro, vie piú dolce si trova l'acqua e 'l pane, e 'l legno e 'l vetro, che le gemme e l'oro.
Ma per non seguir piú sí lunga tema, tempo è ch'io torni al mio primo lavoro. Io dico che giunta era l'ora estrema di quella breve vita gloriosa,
e 'l dubbio passo di che il mondo trema, ed a vederla un'altra valorosa schiera di donne, non dal corpo sciolta, per saper s'esser pò Morte pietosa.
Quella bella compagna era ivi accolta pure a vedere e contemplare il fine che far convensi, e non piú d'una volta; tutte sue amiche, e tutte eran vicine.
Allor di quella bionda testa svelse Morte co la sua man un aureo crine: cosí del mondo il piú bel fiore scelse, non già per odio, ma per dimostrarsi
piú chiaramente ne le cose eccelse. Quanti lamenti lagrimosi sparsi fur ivi, essendo que' belli occhi asciutti per ch'io lunga stagion cantai et arsi!
E fra tanti sospiri e tanti lutti tacita, e sola lieta, si sedea, del suo bel viver già cogliendo i frutti. — Vattene in pace, o vera mortal dea —
dicean; e tal fu ben, ma non le valse contra la Morte, in sua ragion sí rea. Che fia de l'altre, se questa arse et alse in poche notti, e si cangiò piú volte?
O umane speranze cieche e false! Se la terra bagnar lagrime molte per la pietà di quell'alma gentile, chi 'l vide, il sa; tu 'l pensa che l'ascolte.
L'ora prima era, il dí sesto d'aprile, che già mi strinse, et or, lasso, mi sciolse: come Fortuna va cangiando stile! Nesun di servitú già mai si dolse
né di morte quant'io di libertate, e de la vita ch'altri non mi tolse: debito al mondo e debito a l'etate cacciar me inanzi, ch'ero giunto in prima,
né a lui tòrre ancor sua dignitate. Or qual fusse il dolor qui non si stima, ch'a pena oso pensarne, non ch'io sia ardito di parlarne in versi o 'n rima.
— Virtú mort'è, bellezza e leggiadria! — le belle donne intorno al casto letto triste diceano — omai di noi che fia? chi vedrà mai in donna atto perfetto?
chi udirà il parlar di saver pieno, e 'l canto pien d'angelico diletto? — Lo spirto per partir di quel bel seno con tutte sue virtuti in sé romito,
fatto avea in quella parte il ciel sereno. Nesun de gli adversarii fu sí ardito ch'apparisse già mai con vista oscura fin che Morte il suo assalto ebbe fornito.
Poi che deposto il pianto e la paura pur al bel vólto era ciascuna intenta, per desperazion fatta secura, non come fiamma che per forza è spenta,
ma che per se medesma si consume, se n'andò in pace l'anima contenta, a guisa d'un soave e chiaro lume cui nutrimento a poco a poco manca,
tenendo al fine il suo caro costume. Pallida no, ma piú che neve bianca che senza venti in un bel colle fiocchi, parea posar come persona stanca:
quansi un dolce dormir ne' suo' belli occhi, sendo lo spirto già da lei diviso, era quel che morir chiaman gli sciocchi: Morte bella parea nel suo bel viso.
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