Pasco la mente d' un sí nobil cibo,
ch' ambrosia et nectar non invidio a Giove,
ché, sol mirando, oblio ne l' alma piove
d' ogni altro dolce, et Lethe al fondo bibo.
Talor ch' odo dir cose, e 'n cor describo,
per che da sospirar sempre ritrove,
rapto per man d' Amor, né so ben dove,
doppia dolcezza in un volto delibo:
ché quella voce infin al ciel gradita
suona in parole sí leggiadre et care,
che pensar nol poria chi non l' à udita.
Allor inseme, in men d' un palmo, appare
visibilmente quanto in questa vita
arte, ingegno et Natura e 'l Ciel pò fare.