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1304–1374

CCLXVIII

Francesco Petrarca

Che debb' io far? che mi consigli, Amore? Tempo è ben di morire, et ò tardato piú ch' i' non vorrei. Madonna è morta, et à seco il mio core;

et volendol seguire, interromper conven quest' anni rei, perché mai veder lei di qua non spero, et l' aspettar m' è noia.

Poscia ch' ogni mia gioia per lo suo dipartire in pianto è volta, ogni dolcezza de mia vita è tolta. Amor, tu 'l senti, ond' io teco mi doglio,

quant' è 'l damno aspro et grave; e so che del mio mal ti pesa et dole, anzi del nostro, perch' ad uno scoglio avem rotto la nave,

et in un punto n' è scurato il sole. Qual ingegno a parole poria aguagliare il mio doglioso stato? Ahi orbo mondo, ingrato,

gran cagion ài di dever pianger meco, ché quel bel ch' era in te, perduto ài seco. Caduta è la tua gloria, et tu nol vedi, né degno eri, mentr' ella

visse qua giú, d' aver sua conoscenza, né d' esser tocco da' suoi sancti piedi, perché cosa sí bella devea 'l ciel adornar di sua presenza.

Ma io, lasso, che senza lei né vita mortal né me stesso amo, piangendo la richiamo: questo m' avanza di cotanta spene,

et questo solo anchor qui mi mantene. Oïmè, terra è fatto il suo bel viso, che solea far del cielo et del ben di lassú fede fra noi;

l' invisibil sua forma è in paradiso, disciolta di quel velo che qui fece ombra al fior degli anni suoi, per rivestirsen poi

un' altra volta, et mai piú non spogliarsi, quando alma et bella farsi tanto piú la vedrem, quanto piú vale sempiterna bellezza che mortale.

Piú che mai bella et piú leggiadra donna tornami inanzi, come là dove piú gradir sua vista sente. Questa è del viver mio l' una colomna,

l' altra è 'l suo chiaro nome, che sona nel mio cor sí dolcemente. Ma tornandomi a mente che pur morta è la mia speranza, viva

allor ch' ella fioriva, sa ben Amor qual io divento, et (spero) vedel colei ch' è or sí presso al vero. Donne, voi che miraste sua beltate

et l' angelica vita con quel celeste portamento in terra, di me vi doglia, et vincavi pietate, non di lei ch' è salita

a tanta pace, et m' à lassato in guerra: tal che s' altri mi serra lungo tempo il camin da seguitarla, quel ch' Amor meco parla,

sol mi riten ch' io non recida il nodo. Ma e' ragiona dentro in cotal modo: –Pon' freno al gran dolor che ti trasporta, ché per soverchie voglie

si perde 'l cielo, ove 'l tuo core aspira, dove è viva colei ch' altrui par morta, et di sue belle spoglie seco sorride, et sol di te sospira;

et sua fama, che spira in molte parti anchor per la tua lingua, prega che non extingua, anzi la voce al suo nome rischiari,

se gli occhi suoi ti fur dolci né cari.– Fuggi 'l sereno e 'l verde, non t' appressare ove sia riso o canto, canzon mia no, ma pianto:

non fa per te di star fra gente allegra, vedova, sconsolata, in vesta negra.

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