O biblioteca di quel Febo santo,
In cui virtù del suo raggio nasconde
Tanto, che navicar per le tue onde
Ciascun potria, qual si sia e quanto,
Io son d'udirti sitibondo tanto
Quanto si den' desiderar le fronde
De l'arbore Peneio, che d'altronde
Ben non si monta a glorioso canto.
Però ti prego per colui che 'l bianco
Gelso dipinse col sangue di quello
In cui venìa già men l'alito stanco,
Che tu mi facci chiar, senz'alcun manco,
Se mai virtude 'n cor può fare ostello.
Se pria non sente 'l dorato quadrello.