Quanto più miro, tanto più m'incendo,
E son più vago di mirar quel volto
Che 'l cuor, la mente e l'anima m'ha tolto
E da cui se non pace, morte attendo.
Io vivo 'l dì mille volte morendo
Per quell'amor nel qual io son sì 'nvolto,
Che s'io non ho soccorso o non son sciolto,
Se morte a me non vien, da me la prendo.
Lasso! credendo sbramar questa sete
Pur rimirando quel volto sereno,
Ognor più m'inviluppo ne la rete;
Ma, se no 'l miro, l'anima vien meno,
E fra me dico a gli occhi: – Che farete?
Rifrenerovvi o v'abbandono il freno? –
I' son di duol sì pieno,
Senza consiglio al pianto ognor più fresco,
Però lo chieggo a te, caro Francesco.