Non è sublime il cielo ov'è il suo centro,
Anzi è più colmo ne l'infimo abisso,
Ove, per pace aver, guerreggio e risso,
Né però sento amor, di cui m'inventro.
Questo benigno lume, che m'è dentro,
Dal cor lontan si trova esule e fisso,
Per rinnovar al mondo il crocefisso
Nel regno per cui star di fuor spesso entro.
Così per poetar, nel basso imperio,
Ove sedea la scellerata Mira
Con quel splendor del ciel, che fia più turbo:
Però che la virtù ch'è nel colerio
D'un monte o d'una valle o riva, tira;
Son morto e vivo, e piango e non mi turbo.