Non più vi salirò, culmini aprici,
Ove 'l mondo m'appar di voi più vuoto;
Né più scenderò teco le pendici,
O fiumicel, che dal mio pianto hai 'l moto,
E che solo di lei gemendo dici:
Né fia che all'ombra dell'arbusto noto
Io mesca all'aure del mio duolo altrici
I sospiri pel vano antico voto.
A me la stanza solitaria basti,
Più chiusa sì, ma onde pur l'occhio vede
Orizzonti più limpidi e più vasti,
E in cui 'l verbo de' Santi e de' Maestri
Leva lo spirto mio dov'ella siede,
Tolto alla salma de' pensier terrestri.