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1304–1374

69 [207]

Francesco Petrarca

Ben mi credea passar mia vita omai come passati avea quest'anni a dietro, senz'altro studio et senza novi inganni: or poi che dond'io viva non impetro,

come far soglio, a che condotto m'ài, Amor, tu 'l sai, che tal arte m'insegni. Non so s'io me ne sdegni che 'n questa età mi fai divenir ladro

del bel guardo leggiadro, senza 'l qual non potrei durar gran tempo. Così avessi io per tempo preso lo stil che or prender mi bisogna,

ché 'n gioventù peccar è men vergogna. Gli occhi soavi onde ricevon vita tutte le mie vertù, di lor bellezze mi furo al cominciar tanto cortesi,

che 'n guisa d'uom cui non proprie richezze, ma celato d'altrui soccorso aita, mi vissi, che né lor né altri offesi. Or, bench'a me ne pesi,

divento ingiurioso et importuno: ché 'l poverel digiuno pensa cosa talor che 'n altro stato avria in altrui biasmato.

Così, poi che la vostra man m'è chiusa, forse che 'l non poter altro mi scusa. Ch'io ò cercate vie già più di mille per provar senza lor se mortal cosa

mi potesse tener in vita un giorno. L'anima, poi ch'altrove non à posa, corre pur a l'angeliche faville; et io, che son di cera, al foco torno;

et pongo mente a torno ove si fa men guardia a quel ch'io bramo; et come augello in ramo più tosto è giunto ove men froda teme,

così, contra sua speme, involo or uno et ora un altro sguardo; et di ciò inseme mi notrico et ardo.

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