A guisa d'uom che pauroso aspetta
Il colpo, il qual non può forse schifare,
Che trema prima ch'ei veda tirare
L'arco al nimico o spedir la saetta,
Sì sta l'anima mia dentro ristretta
Nel cor tremando, sentendosi sfare,
Come a colei si vede approssimare
Che del mio mal si ride e si diletta.
E per chieder mercè forma sospiri,
I quai sospinge per la bocca fuori
Dipinti del color de' miei martiri.
E quelli, invano stati ambasciatori
Dolenti, si rafformano in desiri
Di piangere e di morte assai maggiori.