O mar tranquillo, o fiume, o rivo o stagno,
O specchio di Narciso, odio et affanno,
O arco penetrante quale umano
Pensasse a passeggiar vostro rigagno;
O d'Elicona genitor, compagno
All'argivo deo Mars, onde l'arcano
Già scatorì tanto Omero sovrano,
Perché d'Apollo vien volume magno,
Perch'io veggio con dorato strale,
Nel vostro petto Pegasea girarse
Con altre ninfe che vocar le cale,
Così m'affido che potren' bearse
Le vostre chiome con le foglie, quale
Rado si colgon per poco affannarse.