Quant'era amata d'Aconzio Cidipe,
Tanto mi par da gli uomini 'l tesauro,
Et ancor più che de l'indico Isauro
Per moneta acquistar toccan le ripe;
Non par diletto 'l scopul d'Aganipe,
Né la scienza de l'antico Isauro,
Più non si cura coronar di lauro
Nel tempio bello delle fi' d'Anipe.
Sì che però mi vo seguendo altr'arte,
E novamente son fatto protervo
Drizzando li miei voli in altra parte,
Dilungato dal fonte Pegaseo,
Più non leggendo d'Apollo o di Marte
Né di colui che nacque di Peleo.
Sì che però lo mio rimar si scusa
Poi che ho lasciato 'l fonte di Medusa.