Nel tempo, lasso, de la notte, quando
prendon riposo i miseri mortali
de le fatiche loro, e gli animali
similemente tutti riposando,
io misero mi sento lacrimando
con più pensieri e raddoppiarsi i mali,
e duolme più che son meco immortali,
sempre più lieta vita più sperando.
E pur così da l'uno a l'altro sole,
credendomi fornir l'aspro viaggio,
sen fugge il tempo, ed io corro a la morte.
Quanti dolci anni, lasso, perduto aggio,
quanto desio per infelice sorte!
E questo è 'l rimembrar che più mi dole.