Malvagia, iniqua, disdegnosa e rea,
Crudel madonna del mio triste cuore,
Qual superbo voler, qual falso errore,
Vi fa ver' me ritrosa, aspra e giudea?
Non v'ho sempre adorata per mia dèa,
E più servato 'l vostro che 'l mio onore?
Non v'ho mostrato sempre onesto amore
E riverita più che Citerea?
Non per difetto certo che 'n me sia,
Gli occhi, pietosi e dolci ad ogni gente,
Da me volgete sì sdegnati e fieri.
Se acerbo fine al mio duol morte fia,
Ma fatemi dispetto arditamente,
Morte o mercé non fia mai ch'i' non speri.