La italica vita omai, che brutta e lorda
Fatta è già di te, è diventata Marte; .
Et umile mi fuggo in quella parte
Che contro a' vizi più troverò sorda.
Né trovo cosa a ciò che mi rimorda,
Se non l'acqua di Lète che fals'arte
Mostra d'oblio a chi ne gusta in parte,
Ma non virtù che di te mi ricorda.
Non credo mai che 'l mio veder tranquille,
Se non farà Vespasiano e Tito
Quel che già fero a più di dieci mille;
Sì che abbandono in tutto questo lito,
Fin che perso sarà quel falso stille,
Mostrare un uom per maraviglia a dito.