Era la notte ben terza fuggita,
Quando soletto e per istretta via
Scontrai colui che 'l mio cor disia
E che mi fa morire e tiemmi 'n vita.
Io non iscrivo onde facìa reddita,
Ma diritto al suo albergo se ne gìa,
E, sdegnoso di me, ver' me venìa
Crollando 'l capo con la faccia ardita.
Le braccia e 'l petto e 'l corpo avea scoperto
E parea un latte, e 'n sua mano ascondea
Di sotto ad esso il disiato frutto.
Quivi mi fu ogni bellezza aperto
E 'l suo bel viso un vivo sol parea
Il qual co 'l lampeggiar m'abbrusciò tutto.