S'io potessi cantar dolce e soave,
Come talora Amor dentro mi stilla,
In cor di marmo accenderei favilla
E di lui volgerìa pietà la chiave.
Ma poi ch'albore e vela a la mia nave,
Che su l'onde d'Amore ancor vacilla,
Ruppe fortuna, e tra Cariddi e Scilla
La pinse allor che quasi un porto l'àve,
Quel gran desio, quell'alto e bel pensero
Che mi facea, parlando, alzar l'ingegno,
Perduto ho, lasso! e ritrovar non spero;
Perché troppo son lungi dal bel segno,
E 'l tempo è breve e stanco il mio nocchiero,
Né ad altro piacer mai più non m'avvegno.