Poi ch'al Fattor de l'universo piacque
Di voi ornare il nostro secol tutto,
Non è, quanto si crede, ancor distrutto
Quell'aureo tempo che molti anni giacque,
Perché di vostro seme pianta nacque
Che rende al mondo già mirabil frutto,
Non come legno nel terreno asciutto,
Anzi come piantato presso a l'acque.
E se di tanto ben sête radice,
Dentro le selve alpestri e pellegrine
Di rami più che nulla altra felice,
Statti salda Colonna insino al fine,
Sì come il vostro nome afferma e dice,
A le dannose italiche ruine.