rsquo;Solingo augello, che cantando vai”
la notte e 'l dì per questo mio giardino,
deh, fammi il verso di Pietro Aretino,
ch'è 'l più bel verso ch'i' sentissi mai.
Non assomiglia al verso che tu fai,
né a quel che fa lo storno, o 'l logarino,
né augel che sia da terra, o sia marino,
“ tanto ogni altro ed il tuo vince d'assai.”
Troppo soave è la sua melodia,
ed a punto da corte e da palazzo,
e da dar spasso a qualche Signoria.
Ver è, c'have un diffetto il Divinazzo,
ma dir si può più tosto bizarria:
che mai non canta, se non vede il cazzo.