Aretin, tu mi fai maravigliare
avendo avuto in Roma male sorte:
prima stroppiato, e poi ferito a morte,
tanto che ti fu forza di nettare.
Cosa troppo mirabile a pensare,
ch'a un uom sì degno la Romana Corte
chiudesse de le grazie le porte;
ma tu pur pensi che io voglia burlare.
Io parlo netto e chiaro e non sofisto,
e conoscendo il Clero e i fatti suoi,
non ne stupisco pur, ma me n'attristo.
Mo, puttana de dè, poi che tu vuoi,
or chi diventa in Roma più di Cristo,
se non tutti i crestosi pari tuoi?