L'aver Carlo, che Dio gliene perdoni,
d'onore e di scrittori carestia,
prezzarsi l'adulare in ogni via,
vedersi i gran maestri ignorantoni,
l'essere il mondo fatto pei beffoni
e pei mezzani de la ruffiania,
tenersi la virtù per gran pazzia,
l'aver ventura i tristi, e non i buoni,
l'alzare il volgo porco le bandiere
ad ogni salatetta parolina,
che 'l sappia sogghignando trattenere,
questo, in dispregio de la Caterina,
t'ha fatto, Aretin mio, da i becchi avere
“grazie che a pochi il ciel largo distina. ”