Non esser buono, eccetto a buggerare,
viver sempre a la guisa de' furfanti,
voltar la schiena e a' facchini e a' fanti,
aver lingua per mille in bestemiare,
gir fingendo il beffon e ruffianare,
scriver con le fatiche de' pedanti,
non parlar d'altro che de' proprii vanti,
né aver tre lettre in testa da mostrare,
tenere in puttanesmo le sorelle,
star tutto il giorno attorno a la cocina,
né veder mai né chiese ne cappelle,
dormir in mezzo a Polo e a Pirina
sono, Aretin, le vertù vostre, e quelle
“grazie che a pochi il ciel largo distina.”