Ne l'opra, c'ora io tesso al chiaro onore
del Dio de gli Orti, forza è d'invocare,
come e bravi poeti soglion fare,
da tutte Muse voi, lena e favore.
Piacciavi dunque, o Dive, per amore,
la debil penna mia farmi rizzare,
e darmi, onde 'l parlar si possa ornare,
le vostre lingue in bocca per quattro ore.
Da voi si guidi la barchetta mia,
che, sotto l'ombra de le vostre gonne,
pervenga al fin de la profonda via.
Siatemi inanzi voi forte colonne
da sostenermi, e ben vi disdiria
non sostenendo un cazzo, come donne.