Scrisse Alcippo in un'elce: A l'infelice
Caprar d'Arezzo, i'sacro l'arboscello,
e pur il suo sia questo ramo e quello,
e i fior e frutti e 'l tronco e la radice.
Qui la malvaggia sua nera cornice,
qui soggiorni il suo corbo, e pur con ello
ricorra al nido ogni lugubre augello,
ch'a sì roco cantar non si disdice.
In quest'ombra s'affidi, e le difese
trovi, né mai per caldo, né per ghiaccio,
qui le lascivie sue gli sien contese;
finché, volendo dall'infame impaccio
sciorre il nodo vitale, il più cortese
ramo fra tanti gli sostenga il laccio.