Itene, o pescator, se così d'oro
il cor v'ingombra inessicabil sete,
là dove è 'l bel Pattolo, ed otterrete
a l'ingordo disio pieno ristoro.
Indi, là dove il Tago accoglie il coro
de le sue ninfe, con la sparta rete
che vaghe rene asconde, e pur vedrete
quanto è del letto suo ricco il tesoro.
E se più sete avrete, disiando
gitene dove l'Hermo a mille a mille
va le sue chiare gemme annoverando.
Io, a le torbide onde, a le tranquille,
(dice d'Arezzo il Pescator cantando)
lieto ognior me n'andrò pescando anguille.