Postasi al cazzo d'alga una ghirlanda,
dicea d'Arezzo il Pescator Divino,
(e per far reverenza al Dio marino
il cul tenea scoverto d'ogni banda):
Vittima ti farò dolce, e vivanda,
Barba Nettun, d'un bianco vitellino,
pur che con la mia nassa e con l'uncino
oggi pescando, il fatigar non spanda.
Così dicendo, quasi il Divo fosse
presago del suo bene, lungo un rio
del solito pescar le chiappe mosse.
E le reti allargando con desio,
prese ben trenta anguille, e lunghe e grosse,
e tutte fatte come il cazzo mio.