Aretin, chi vuol mordere in sonetti
questo e quel tristo, se non è arrogante,
esser dee specchio d'opre buone e sante,
né di vizii sentina e di difetti.
Chi scrivere ognior vuole e far libretti,
aver non dee del semplice ignorante,
ch'altro ci vuol che l'essere baiante,
perché vivan gli scritti e sieno letti.
Chi le Nanne vuol mettere in sermone,
sorelle aver non dee, che, a duo danari,
sieno fine puttane al paragone.
I miei detti in parabola son chiari,
ma se tu non gli intendi, ignorantone,
fa che la fama tua te gli dichiari.