Era comparsa Monna Aurora, e in quello
le rosseggiava il viso di belletto,
e ser Titon, che l'aspettava in letto,
tutto si scompisciava il vecchiarello,
quando, disteso a piè d'un fiumicello,
l'asinaro Aretin, tanto diletto
ebbe nel rimirarla, che, costretto,
prese a menarsi il cazzo per martello.
E le dicea: O mio visotto adorno,
o buona robba più che la Perina,
o s'io t'avessi a potta in dietro un giorno!
Sparve l'Aurora, ond'egli, che vicina
avea la stalla, corse per lo scorno
a fare il resto con la Caterina.