A te Pan, a voi Dei tutti altri in frotta,
ch'a vostr'agio ne' boschi vi sbragate,
e a l'ombra de' faggi vi menate
i cazzi ognior, per carestia di potta,
cinque di cascio e cinque di ricotta
fiscelle, per mia man tutte ingiuncate,
consacro in questo altar, per che veggiate
com'io fotter mi facci e come io fotta.
Così cantava il Gran d'Arezzo, e in tanto
chi su, chi giù correan gli storioni,
e 'l suo canal moveasi tutto quanto,
senza le barche piene di melloni,
che parea che corresseno a quel canto,
e le zattere carche di carboni.