De' miei montoni frutto, d'anno in anno,
(il Caprar Aretin così giurava
sopr'un novello altar che gli sacrava)
a te Pan darò tutti, e senz'inganno.
Pur che il tuo fido nume d'ogni danno
gli tenga esenti, e scorga da la prava
vista, che l'altrui bene aduggie e aggrava,
sì che il lor gregge non ne senta affanno.
E ne le giostre più spediti e snelli
corrano, mentre fia ch'io gli procacci
lieta pastura in questi prati e in quelli.
Onde per l'erbe tutti ascosi lacci
rompan saltando, né per gli arboscelli
ramo fiorisca, che lor corna impacci.