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1515–1570

218

Nicolò Franco

Serra, Aurora, il balcon, né più si renda rosato il ciel, né i dì più chiari e lieti da tuo' begli occhi, onde 'l veder si vieti le bionde treccie e la purpurea benda.

Tempo è che Febo se medesmo offenda, e tinto di dolor, in braccio a Teti, orbo lasci di sé mondo e pianeti, sì che giorno quaggiù più non s'attenda.

Sì schivo omai è de' rei vizii il lezzo, ch'ogni aprico sentier del ciel si duole, e par che suonin quelle piaggie e queste. Per l'opre inique del Caprar d'Arezzo

di scolorarsi ha più cagione il Sole, che per Atreo non ebbe e per Tieste.

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218 · Nicolò Franco · Poetry Cove