Bembo, la lettra mia ti raccomando
ch'io scrissi e tu portasti al barba Dante,
e per le gran faccende vostre e tante,
m'è forza che ve 'l venga ricordando.
E poi del Purgatorio cianciando
va tutto il mondo, e fin a vil furfante,
e pur ogni frataccio predicante
se l'un l'afferma, l'altro il va negando.
Or scriverti di nuovo altro non posso,
se non che il Ser Concilio Trentino,
con riverenza, s'è cacato addosso.
Ma basta questo. Io, o vecchion Divino,
son vostro in alma, in corpo, in carne e in osso
e con questo fo fine, e a voi m'inchino.
Poi scritta: l'Aretino
è morto quanto al titolo di Divo;
quanto a le sodomie, gli è sano e vivo.