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1515–1570

191

Nicolò Franco

Qui giace il già famoso Delicato, detto il Signor Girolamo Valmacco, che di foiano diventò soldato: ma mal per lui si pose addosso il giacco,

e buon per lui più tosto saria stato, se di gridare in frotta: sacco! sacco! non gli fusse venuto l'appetito, per non cadere in sì crudel partito.

Di spada non fu morto, né di lancia, avenga ch'egli armasse a la leggiera, perché da tutti colpi la sua pancia era sicura, per sua grazia vera.

Ma secondo la Fama tra noi ciancia, spento restò di botta di Primera, contra la qual non giova bastione, né tutta la potenza di Maccone.

Questa, in aspetto fiero e bestiale, al primo assalto, con sue punte ardite, gli uccise sotto il suo caval fatale, e diede pur a lui mille ferite,

ma quella de la borsa fu mortale, ove nulla gli valse aver cuscite le vene, né sceroppo o medicina, né far cristiero, né mostrar urina.

Pianser con seco molti suoi soldati, ma quel che pianse più fu Pietro Cazza, perch'era un de' seguaci più fidati, e solea seco bere in una tazza.

Questi per doglia avea tutti sfregiati i suoi cavagli, e rotta la corazza, dicea piangendo: Adunque un uom si muore per un cinquantacinque traditore?

Or così dunque il Cavalier errante spento restò, disperso e mal trattato, quando, per la virtù de le sue piante, l'unico germe ch'è di Monferrato

raccolse le sue membra tutte quante, e dentr'un'Urna avendolo serrato, di Fiandra il corpo suo, per tanto caso, ricondusse al sepolcro di San Vaso.

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191 · Nicolò Franco · Poetry Cove