Ho tanta invidia a i cani, ch'i' ne moro
per quel buon tempo c'hanno nel chiavare,
poiché ad ogni or si possono affrontare,
e far de le facende in chiesa e in coro.
E a noi bisogna farne concistoro
s'una fiata ci vogliam sbragare,
e in mille maniere ruffianare,
e oltre il sangue spendere un tesoro:
cosa da darne disperazïone
veder gli altri incazziti, e noi, rizzati,
d'invidïa grattarci il pettignone.
E però perdoniamo a preti e a frati,
perché hanno i poveretti gran ragione
di fotter sempre come disperati.