Ho tanto (ahi lasso!) la mia mente avezza
pensando a quella cosa ch'i' so fare,
ch'ad or ad or pur esser mi pare,
“ pien di quella ineffabile dolcezza.”
Perché non sento simile allegrezza,
che mi facci tututto gongolare,
se non quando entraviemmi nel menare
quel vago impallidir per una pezza.
E quando par che l'anima si muora,
e viensi a quella estrema gagliardia,
che il meglio meglio par se n'esca fuora,
o che beaudine saria
s'ella durasse al manco un quarto d'ora.
“ Ma che? vien tardo, e subito va via.”