Chi può negar, che quel soave umore,
che una lingua trae da l'altra, quando
si sta l'omo e la femina abbracciando,
non sia gioire a l'uno e a l'altro core?
E quello star per lunghe assai dimore
e bocca a bocca e labri a labri urtando,
e l'altro, ch'andar l'anime serrando,
che di dolcezza non sen escan fuore?
E quel dolce mormorio ad udire,
puossi egli chiamar altro che un volere
de la dolcezza insieme conferire?
Or, se 'l suggere un cazzo sia piacere
maggiore, e vuommi alcuno contradire,
dica mo l'Aretino il suo parere.