Aretin mio, non vaglia a scorucciare,
perché se gli ingegnosi tuoi sonetti
fattimi contra, ho accettati e letti,
e n'ebbi da le risa a sfondolare,
giusto è che tu pur leggere e accettare
debbi quei che ti mando, e netti e schietti,
che se n'entrassi in collere e in dispetti,
la tua vergogna se ne può appellare.
Se ti paresse usura troppo grata,
che il Mal Beneventano, a centinaia
renda pagnotte per una schiacciata,
questa faccenda strana non ti paia;
perché tu mai non desti una cazzata
che non ne ricevessi le migliaia.