Cesare Fregoso, Cavalier eletto,
de l'armi degnità, gloria, e splendore,
Sol senza menda, a onta e crepacuore
di quella invidia che n'ha rio concetto;
dogliomi molto, che il mio caldo affetto
haggia sol penna e carta in tanto ardore,
e non poter oprarmi, a farvi onore,
fin con la spada cinta, e in corsaletto.
Ma che può più donarvi un che v'adora?
Da spregiar non son io, benché a ritaglio
metter non possa il corpo, e 'l sangue ogniora.
Qual'io mi sia, per qualche cosa io vaglio,
se già si vede che le penne ancora
han pur, come le spade, e punta e taglio.