Lasso, che mille zappe al mio terreno
(dice d'Arezzo l'ortolan piangendo)
tengo d'intorno, e mille rastri offendo,
con mille aratri, per squadrarli il seno.
Né pur gli stecchi in mezzo o i solchi meno
vengon mai per usanza, e sol comprendo,
ch'ove più sudo a l'opera e m'accendo,
men la terra, ohimé!, spetro, e men la sveno.
Felice agricoltor, che domi altiero
le dure zolle, e le malnate piante,
e nel domarle hai più felice impero!
Io, per sudor d'aspre fatiche tante,
che spero omai, se di trovar dispero
vomeri di diaspro e di diamante?