Skip to content
1515–1570

108

Nicolò Franco

Mentre ch'e dumi e le mal'erbe ancide d'Arezzo l'ortolan Divo, onorato, né può goder il frutto disiato, dice qual'om, che per morir si sfide:

Lappole, a l'orto mio nimiche infide, per cui langue ogni rastro e pur piegato il vomer resta, che nel solco entrato per l'erboso terren s'inaspra e stride,

a voi non rida il Sol, ma pigro gelo di freddo scorno vi ricopra il volto, né il vostro dritto unqua vi renda il cielo. Poiché il giardin rendete ispido e folto,

né resta mai, che per cangiar di pelo e per ben coltivar, non paia incolto.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
108 · Nicolò Franco · Poetry Cove