L'arator Aretin, mentre nei campi,
dove sterile solco assorbe il seme,
la notte e 'l giorno le sue membra preme,
e ritrova al desio men larghi scampi,
qual'uom, cui dentro al cor gran doglia stampi
il veder secco il fior de la sua speme:
ahi fallace distin, dice egli, e geme,
ove veggio il mio mal, aven ch'i' 'nciampi!
Se pur nel fondo d'ogni cieco oblio
volgo l'aratro, né pur ha produtto
di spiga un germe il lungo sudor mio!
A che Cerere incolpo in doglia e in lutto,
se non me n' pento, e pur conosco, ch'io
spargo il seme in terren che non fa frutto?