Di', sei tu forse un alito
che, del volar nell'impeto,
liete le stelle vergini
dal dolce labbro spirano?
Sei tu fragranza, in atomi
diffusa, i cieli ad empiere,
come l'odor di varia
ghirlanda in casto talamo?
Armonioso fremito,
luce, tu sei, che rapido
per l'universo pènetri
in rivi, in onde, in vortici.
Non era il mar: fervevano
l'acque in tempesta, in turbine:
il sol non era; e libera
ella vincea le tenebre.
Le cose al sol rispondono,
come toccata cétera
sveglia l'interno tremito
sotto la man che l'eccita.
Ché tutte i proprii numeri,
tutte la luce propria
(eco de' monti e specchio)
in sé le cose ascondono.
Come la foglia tenera
a lieve vento palpita,
le sfere immense al trànsito
dell'armonia scintillano.
E plettro i cieli altissimi
son l'uno all'altro, e cétere
che gli splendor' si rendono
come echeggiato cantico.
Questi, che l'occhio assordano,
lieti del sole incendii,
sono un sommesso gemito,
un ruscelletto torbido,
a quel di fiamme oceano
ch'è refrigerio all'anime,
sul qual soavi volano
le melodie degli Angeli.