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1802–1874

L'ITALIA

Niccolò Tommaseo

Sola, inerme, tramortita giaci, o donna delle genti. Delle febbri e dei tormenti, che sentir ti fean la vita,

più tremendo è 'l tuo languor. Manda, o Padre, alla sopita una scossa avvivatrice; dona, o Padre, all'infelice

ch'ella intenda il suo dolor. Non improvvida baldanza, non imbelle e vil sospiro; non ignobile il desiro,

non feroce la speranza, non sia stolto il suo clamor. D'una vergine fragranza di ventura età men vile

la ristora; e sia simile a martirio il suo dolor. S'esser dee, Padre, di pianti e di sangue il suo lavacro,

deh quel sangue almen sia sacro; deh non sian ludibrio i vanti dell'italico valor. Di pudico ardir, di santi

detti, e d'opere leggiadre la consola: e intessi, o Padre, qualche gloria al suo dolor. Vero amor più non s'alletta

nella misera cattiva: tu l'amore in lei ravviva; sia l'amor la sua vendetta, sia l'amore il suo tesor.

E se incontro a lei s'affretta per la notte del futuro nuova pena, almen fia puro d'ire inique il suo dolor.

A te chiami, e si consigli col tuo Verbo la tradita. Tu la via, tu sei la vita; tu la invola a rei perigli

della speme e del terror. Tu la campa da' suoi figli, dagli amici e dagli amanti. Voi che in lei nasceste, o Santi,

tregua orate al suo dolor.

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