Né quale il nome tuo, né quale il viso, seppi; e la tua statura misurai dal ferètro. Io dalla sponda illiria, e tu dal Rodano sonante
mover dovevi; e rincontrarsi alfine in Parigi dovea con la tua bara, o donna, il prego mio. Tal, da lontano turbine reciso,
sovr'ignota verzura cade languido fior; tale quell'onda che di fanciulla tenera le piante bacia amorosa, e lunghe selve alpine
corse e giardini gai trepida e chiara con fido mormorìo. Nulla di te conosco. E notte oscura m'è, come i casi tuoi,
quant'ebbi al mondo più fidato e caro. Ogni anima, ogni tempo, ogni sembianza è mar profondo, aere interminato: e l'amor, che lo valica d'un passo,
la sua possanza ignora. Né senza eccelso provveder, Natura, il tuo prospetto è a noi di fé benigno, di scienza avaro.
Opportuno ignorar fa la speranza ricca, e il pensier di fantasie beato, che presente in ogni onda e in ogni sasso l'amico Nume adora.
Tal per angusta via, di grigi massi orrida a dritta e a manca, move a mesto cammino il viandante; e dal monte interrotto ad ora ad ora,
quanto l'occhio può trar, vede pianure ondeggiar liete, e sparso ode un concento d'augei, d'alberi e d'acque. Nulla di te conosco. E tutti i passi
della mia vita stanca or tu segui con l'occhio, anima amante. Mi siedi accanto, a bene amar m'incuora tua dolce voce, e fra le mie sventure
a pregar lieto, a riposar contento. Né giammai si compiacque donna in bramato sposo, o in giovanetto fanciulla innamorata,
come tu, donna, m'accarezzi e m'ami. E mille, in un con te, spiriti pii mi guardan sempre da tutte le stelle, d'amor severo e lieta fé versando
in me nuova armonia. Schietto, efficace, umìl voli l'affetto dell'anima turbata, che da sé fugga, e in Dio raccôrsi brami:
ogni beltà terrena al ciel la avvii; e tutte, o meste o liete, a lei sian belle di quante cose Iddio vien variando la sua modesta via.
Spiriti ignoti, al vostro i' raccomando amor l'anima mia.
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